Varietà alimentare: come aumentare il consumo di verdure

Pubblicato il
5 Giugno 2019

“Il mio bambino non mangiano le verdure”. E a volte, non solo i bambini. Questo atteggiamento si chiama “selettività alimentare” e può riguardare ogni tipologia e ogni caratteristica del cibo (rifiuto di certi gusti, di certe consistenze, di certi colori, di sensazioni tattili ..).

Noi tratteremo del rifiuto della verdura, perché tra tutti i tipi di selettività è quella che più causa problemi al bambino (e all’adulto).

Spesso qualche genitore alla fine rinuncia alla battaglia delle verdure. Il problema è che privando il bambino di questa categoria alimentare, o meglio della varietà alimentare in generale, lo si priva di micronutrienti fondamentali e delle fibre, fondamentali per una buona salute intestinale e per prevenire l’obesità infantile.

Infatti l’assenza di fibre può causare:

  • stitichezza
  • mancata produzione di alcuni acidi grassi essenziali a corta catena (acetato, butirrato, propionato)
  • difficoltà nel percepire il senso di sazietà, portandolo ad aumentare le porzioni di alimenti ad alto contenuto di grassi .

Tra i micronutrienti quelli più carenti, confrontando bambini selettivi e bambini non selettivi, risultano essere:

  • vitamina E
  • vitamina C
  • folati

D’altro canto il giusto apporto di verdura correla con la prevenzione di malattia cardiovascolari e con la minor probabilità di insorgenza di tumori (in particolare al colon retto): tutti aspetti che interesseranno il futuro adulto.

Gli errori più comuni

Il basso numero di esposizioni, la pressione a mangiare e/o a finire il pasto, l’uso consolatorio del cibo sono pratiche genitoriali che incidono significativamente sulle preferenze alimentari del bambino e sull’intake e, di conseguenza, sulla crescita e sul BMI

Variare la scelta delle verdure

E’ fondamentale che i genitori propongano diverse pietanze per abituare il bambino all’idea di varietà. Una strategia utile è coinvolgerlo nella preparazione delle ricette e nella scelta degli alimenti, per stimolarne l’assaggio ed aumentarne la familiarità.

Permettete al bambino di toccare e odorare l’alimento le prime volte e poi predisporre l’assaggio.

L’aumento della varietà alimentare deve avvenire gradualmente con la frequenza di un nuovo alimento a settimana, da riproporre ripetutamente anche utilizzando in ricette diverse.

Non scoraggiatevi se il primo tentativo non va a buon fine: possono essere necessarie dalle 7 alle 14 volte di presentazione del nuovo alimento affinché non diventi più nuovo e venga accettato e consumato.

Rispettare il gusto del bambino

Bisogna sempre tener conto del perché il bambino rifiuta l’alimento: è troppo salato, è troppo difficile da masticare.

I genitori ne prendano nota (ad es. pasta non consumata perché troppo asciutta) e modificare le ricette solitamente utilizzate per venire incontro al suo senso del gusto.

Preparare ricette appetibili (e furbe!)

Sicuramente le verdure inserite in qualche preparazione o le verdure cotte al forno sono più appetibili delle verdure bollite o dell’insalatina scondita.

Si può iniziare a proporre le diverse tipologie di verdura tramite torte salate , come condimento della pasta (magari frullando le zucchine con un po’ di robiola) oppure cotte al forno con un po’ di olio, un pizzico di sale e delle spezie. Magari mescolate con un po’ di patate, che non sono verdure ma rendono il tutto ancor più appetibile.

verdura bambino

Un modo per tamponare i danni nel frattempo è inserire dei minestroni per incrementare l’apporto di verdure: anche in questo caso l’aggiunta di alimenti “gustosi” (patate, crostini di pane, parmigiano, olio..) renderà più appetibile la verdura agli occhi del bambino.

Menù familiare

Predisporre un menù settimanale da concordare con tutta la famiglia: dovranno esserci i piatti preferiti di tutti e consente alla mamma di pianificare l’alimentazione e a variare l’alimentazione oltre a non trovarsi spiazzato davanti al pasto.

Il menù è utile per pattuire anche l’inserimento di 1 cibo nuovo a settimana.

La prova può essere effettuata sia lontano dai pasti sia nei pasti stessi.

Se la prova avviene nei pasti prevedere a priori l’alternativa conosciuta dal bambino.

La prova in quanto tale prevede che sia solo un assaggio e per le prime volte bisogna accontentarsi anche di un solo boccone.

Piano piano si potrà “contrattare” sulla quantità da consumare gradualmente nel tempo.

Questo contratto che è poi il menù settimanale va costruito tramite il dialogo ed è importante che tutta la famiglia sia realmente coinvolta: va posta l’enfasi sulla curiosità dell’assaggiare un piatto che di solito non viene proposto a casa, magari il preferito del papà o della sorella.

Il ruolo del dietista nella selettività alimentare

Nel caso in cui nessuno sforzo vada a buon fine, non vi rimane che rivolgervi ad un professionista della nutrizione. Sembrerà esagerato, perché “nessun bambino va matto per la verdura, non è una cosa così grave”.

Un bambino che non mangia verdura dal dietista prima o poi ci dovrà venire: potrebbe venirci da adolescente perché in condizioni di obesità o perché vuole iniziare a fare sport ma si sente debole o perchè ha difficoltà ad evacuare.

Queste scelte hanno delle conseguenze a lungo termine non da poco (ricordo che la verdura si trova alla base della piramide alimentare, ovvero deve essere presente giornalmente, due volte al giorno).

verdura bambino

Tanto vale agire subito, prevenire ed evitargli un percorso dietetico in una situazione critica come quella adolescenziale.

In particolare stilerà un protocollo preciso di cui usufruire per la riabilitazione nutrizionale, comprensivo di materiali predisposti sui temi dell’educazione alimentare, con un calendario di esposizione degli alimenti da concordare con il paziente e ricettari per andare incontro ad una eventuale loro modificazione del gusto.

Sono infatti state identificate strategie aggiuntive al counseling nutrizionale che potrebbero essere applicate dai dietisti per fornire un supporto nutrizionale più efficace.

Ma il bambino come si approccia alle verdure?

Oltre al cibo in sé bisognerà lavorare anche sull’approccio al cibo.

I genitori dovrebbero evitare di proporre troppi cibi tra cui scegliere che potrebbero confondere i pazienti e coinvolgerli nella preparazione degli alimenti, per stimolarli all’assaggio e per aumentarne la familiarità.

Dovrebbero favorire una routine positiva ai pasti per evitare che i pazienti associno la sensazione di pienezza a rabbia, tristezza.

Il cibo non deve assumere un significato emotivo, né di avversione né di consolazione.

Inoltre è fondamentale decidere insieme al bambino quale tipologia di cibo assaggiare nel pasto specifico, evitando qualsiasi forzatura ma, allo stesso tempo, mostrandosi determinati nel proporre il pasto concordato, senza cedere alla più facile scelta del concedere loro il cibo “preferito”.

 

Riferimenti bibliografici:
Varietà alimentare come indicatore di adeguatezza dietetica

Fattori predittivi e conseguenze della selettività

Strategie genitoriali per modificare il comportamento alimentare

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