Tonno in scatola: fa male?

Pubblicato il
14 Luglio 2020

Ci rende la vita così semplice eppure sembra così difficile dirimere la seguente questione: va bene o è tassativamente da evitare?

 

Il sale

Dal punto di vista nutrizionale il tonno in scatola va limitato per l’alto contenuto di sale.  Una scatoletta di quelle piccole (52g peso sgocciolato) contiene in media 0.4g di sale, ovvero il 10% del sale che possiamo mangiare giornalmente.

Le linee guida per una sana alimentazione Italiana per una porzione da 50g di pesce conservato (pari a 4-5 fette sottili di salmone affumicato, 1/2 filetto di baccalà o una scatoletta piccola di tonno/sgombro sott’olio sgocciolati) propongono un consumo pari a zero volte a settimana per una dieta da 1500 kcal; 1 volta a settimana invece per diete da 2000 e 2500 kcal.

MetilMercurio

Tra il pesce conservato in particolare il tonno è da limitare per l’alto contenuto di mercurio. Il tonno non è l’unico pesce che lo contiene in quantità considerevoli: questo accumulo di metilmercurio è tipico di tutti i pesci di grossa taglia come ad esempio lo squalo a causa di un processo che prende il nome di biomagnificazione.

I pesci grandi mangiano i pesci piccoli che contengono già di per loro piccole quantità di mercurio: ne mangiano, ne mangiano, ne mangiano e ne accumulano in quantità fino a diventare una caratteristica di rilievo quando parliamo appunto di questi pesci.

Il tonno (e in generale il pesce) non contiene livelli tossici di (metil)Mercurio per le dosi normali di consumo: il problema sopraggiunge per grandi consumatori di pesce o, più probabile, per grandi consumatori di tonno in scatola.

Con consumi normali di tonno e in generale di pesce non si rischia di eccedere le soglie di Mercurio stabilite dall’EFSA (Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare)

L’EFSA per ora accoglie le soglie (che sono stabilite su base SETTIMANALE e non giornaliera) da parte del Joint Fao/WHO Expert Commitee sugli additivi alimentari (JECFA) ovvero circa 1.6 microgrammi di MetilMercurio/kg di peso.

EFSA conferma che gli intake della popolazione europea sono sotto questa soglia, ma non troppo lontani: è importante quindi non esagerare con il consumo di tonno, in particolare in scatola ma non solo (penso ad esempio, al sushi).

 

Lattina o vetro?

C’è stato molto terrorismo negli ultimi anni sul preferire il tonno all’interno dei contenitori di vetro per paura che queste lattine rilasciassero metalli pericolosi per la nostra salute.

Tutto ciò che riguarda la contaminazione degli alimenti con sostanze tossiche e nocive si occupa, e per fortuna, di nuovo l’EFSA. Anche in questo caso sono stati stabiliti dei limiti , ad esempio per il contaminante principale ovvero lo stagno (< 200 mg / kg) ma non solo, e sono state sviluppate delle tecnologie che impediscono il passaggio delle sostanze contenute nella lattina al cibo.

Le lattine se correttamente conservate sono sicure.

La cosa davvero importante è semmai rispettare la data di scadenza (da consumarsi entro..) anche dello scatolame: il produttore assicura ed è responsabile delle caratteristiche organolettiche e di salubrità solo fino alla data di scadenza indicata sulla confezione. Tra l’altro, questa data è vera solo se il prodotto viene conservato correttamente.

Il valore aggiunto dei filetti in vetro semmai è quello di presentare dei filetti di tonno integri e ben separati, un po’ meno simili alla consistenza simil-cibo per gatti di alcuni tonni in scatola.

All’olio o al naturale?

Dal punto di vista nutrizionale cambia davvero davvero poco. Purtroppo i prodotti di punta sono quelli leggeri, con poco olio e tanto gusto, con poco sale. Il gusto lascia spesso a desiderare e quindi magari lo accompagniamo con un po’ di maionese o qualche mozzarellina o un po’ di sale in più.

Usciamo, soprattutto per i prodotti da consumare con estrema moderazione se non addirittura occasionalmente, dall’ottica delle calorie ed entriamo in quella dello sfizio, che prevede in primis la soddisfazione del gusto.

Se tendete ad andare su varianti light o con poco sale perchè ne consumate tanto  , spero che dopo questo articolo invertirete il trend scegliendolo di vostro gusto e consumandone poco. 

L’importante è scegliere tonno conservato sotto olio di qualità e sgocciolarlo bene al momento del consumo.

Per quella volta a settimana MASSIMO che lo consumiamo, nella parca misura di 50g, almeno che sia di nostro gradimento.

Io personalmente penso di non aver assaggiato mai niente di più aberrante del tonno al naturale, ma son gusti 🙂

Persone a rischio

 

 

Donne in gravidanza… ma anche donne che hanno intenzione di avere un bambino! L’EFSA consiglia alle donne in gravidanza o hanno intenzione di avere un bambino di limitare il consumo di tonno (non superare i 170 grammi alla settimana secondo l’FDA; due scatolette di media grandezza o una bistecca di tonno a settimana secondo le Linee Guida per la gravidanza fisiologica).

La riduzione delle dosi vale anche, ovviamente, per i bambini che potrebbero essere coloro che più risentono degli effetti neurotossici del metil mercurio.

Ricordo comunque che le nostre più recenti Linee Guida per una sana alimentazione parlano di 1-2 scatolette da 50g a settimana tra tutto il pesce conservato (tonno compreso), suggerendo quindi alla popolazione generale di mantenersi su livelli di consumo ancora più bassi. 

Linee Guida gra
Linee Guida Gravidanza fisiologica

Il problema ambientale

La massiva e sconsiderata richiesta di tonno in scatola ha fatto sì, negli anni, che iniziasse a pescare in modo barbaro, distruggendo i fondali e riducendo la varietà tra specie. Il più a rischio è il nostro consumatissimo tonno pinnagialla, ma non solo.

E’ importante ridurne il consumo anche perchè “è la richiesta che fa mercato”.

Tutti i produttori di tonno ad oggi riportano sulla confezione il claim “Pesca sostenibile” ma questo non è sufficiente.

Riducendo la richiesta, il ritmo a cui il tonno viene pescato può diminuire evitandone così l’estinzione.

Linee Guida per una sana alimentazione italiana 2018 – impatto ambientale

 

So che vi state sentendo un po’ in colpa studenti universitari 😀

Cosa fare :

  • variare la nostra scelta di pesce: il tonno in scatola (lattina piccola) 1 volta a settimana è già più che sufficiente.
  • orientarsi preferibilmente su pesce fresco di piccola taglia (alici, sardine, sgombri), su polpo e seppie, molluschi e crostacei
  • ripensa la tua schiscetta: se proprio vuoi usare qualcosa di pratico e comodo, usa i legumi in scatola o in vetro. Sono comodi quanto il tonno ma non presentano gli svantaggi di cui sopra.  Dai, so che riuscirete ad abituarvi 🙂

 

Riferimenti bibliografici

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